L’impianto fotovoltaico funziona anche in caso di black out?

L’impianto fotovoltaico funziona anche in caso di black out?

Sul fotovoltaico, e più in generale sugli impianti che utilizzano fonti rinnovabili, se ne sentono davvero di tutti i colori. Questo succede soprattutto a causa della disinformazione e noi, che del fotovoltaico abbiamo fatto la nostra professione e la nostra passione, ci troviamo spesso a confrontarci con persone che hanno le idee poco chiare sull’argomento.

Tra le tante domande che ogni giorno ci vengono fatte, c’è anche questa: “Se tolgono la corrente, il mio impianto funziona lo stesso?”. Vediamo di rispondere per fare un po’ di chiarezza in merito.

Fortunatamente succede di rado, ma il rischio black out esiste. Esattamente come può succedere che il gestore decida di “toglierci la corrente” per fare dei lavori sulla linea. In entrambi i casi, il nostro impianto fotovoltaico si blocca. La ragione di questo fastidioso limite è semplice: se l’impianto continuasse a funzionare anche durante i blackout, immetterebbe corrente nella rete e chi ci dovesse lavorare per riparare il guasto, rischierebbe di restare fulminato.

 

 

Esiste un modo per aggirare il problema del black out?
C’è effettivamente un modo per continuare a usare il proprio impianto, anche quando la rete si interrompe: sul mercato tutti i produttori di inverter e sistemi di accumulo, propongono modelli che consentono di aggiungere alla funzione di storage, quella di backup, cioè l’alimentazione dell’impianto di abitazione tramite l’energia immagazzinata nelle batterie.

Attenzione, però, a non confondere backup, o meglio EPS, Emergency power system, con i gruppi di continuità, o UPS, Uninterruptible power supply: sono diversi tecnicamente e come normativa di riferimento.
Nell’UPS la rete tiene in carica una batteria, alla quale vengono direttamente connessi apparecchi che non possono interrompere la loro funzione, come i computer delle banche o le luci in una sala operatoria. In altre parole l’UPS non può immettere energia nella rete, ma fornirla solo a singoli dispositivi. L’EPS è invece più complesso: la batteria è in connessione sia con l’impianto FV che con la rete di casa, e quindi anche con quella esterna. Nell’EPS la batteria viene caricata dall’impianto solare, e, in caso di blackout, un dispositivo, chiamato “contattore”, stacca questa dalla linea elettrica esterna. Solo dopo di ciò la batteria provvede ad alimentare i consumi domestici.
Finché dura l’emergenza, insomma, la casa diventa un’isola rispetto alla rete esterna, e viene alimentata solo dall’accumulatore e dall’impianto solare, in sinergia. Solo al ritorno dell’elettricità, il contattore riconnette la casa alla rete esterna. Questo tipo di impianti può essere realizzato combinando vari tipi di batterie e di inverter, che siano però predisposti per il backup.

C’è da sapere, infine, che il tipo di sistema di accumulo/backup cambia a seconda se si voglia aggiungere a un nuovo impianto FV oppure ad a uno già esistente.
Se l’impianto è nuovo e non incentivato, l’accumulo può essere collegato direttamente all’impianto solare, mentre un unico inverter, con il suo software, gestisce le varie situazioni, back up compreso: è una soluzione semplice, economica e diretta. Se però l’impianto è incentivato, questa soluzione non è ammessa dal GSE. In questo caso si deve installare in casa un secondo inverter, collegato alle batterie, al FV e alla rete stessa, subito a valle del contatore: con una opportuna programmazione, questo impianto adempie sia alla funzione di immagazzinare la produzione solare per usarla di sera, che di intervenire in caso di blackout, alimentando la casa dopo averla disconnessa dalla rete.

In entrambi i casi le pratiche sono poche e svolte dall’installatore: si tratta di avvertire il GSE e l’Enel dell’esistenza del nuovo sistema di accumulo con EPS connesso alla rete e certificare la sua realizzazione a regola d’arte.

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